HAPPO-NO-KUZUSHI – le otto direzioni di squilibrio

Le direzioni dello squilibrio si riferiscono ad UKE

  1. MIGI MAE SUMI KUZUSHI – squilibrio nell’angolo anteriore destro (di uke)
  2. HIDARI USHIRO SUMI KUZUSHI – squilibrio nell’angolo posteriore sinistro (uke)
  3. HIDARI MAE SUMI KUZUSHI – squilibrio nell’angolo anteriore sinsistro (di Uke)
  4. MIGI USHIRO SUMI KUZUSHI – squilibrio nell’angolo posteriore destro (di uke)
  5. MAN-MAE NO KUZUSHI – squilibrio direttamente in avanti (rispetto ad uke)
  6. MA-USHIRO NO KUZUSHI – squilibrio direttamente all’indietro (rispetto ad uke)
  7. MIGI YOKO NO KUZUSHI – squilibrio sul lato destro (rispetto ad uke)
  8. HIDARI YOKO NO KUZUSHI – squilibrio sul lato sinistro (rispetto ad uke)

 

MAN-MAE (ma-mae): significa “direttamente (MA o man) – in avanti (MAE)”

MA-USHIRO: significa “direttamente (MA o man) – all’indietro (USHIRO)”

Di conseguenza, facendo riferimento alla suddivisione delle tecniche di lancio “NAGE WAZA” accettata dal Kodokan, appare chiaro l’errore di trascrizione riguardo i Sutemi waza, che dovrebbero essere suddivisi quindi in MAE-sutemi waza e YOKO-sutemi waza. Mentre molti Tachi-waza hanno un nome descrittivo dell’azione che si svolge, i Sutemi-waza fanno riferimento alla direzione di caduta di UKE. Quindi i sutemi denominati impropriamente “Ma Sutemi waza” (traduzione sbagliata è “tecniche di sacrificio sul dorso, mentre invece “dorso/schiena” si traduce nel termine giapponese “Se”) sono effettuati direttamente in avanti rispetto ad UKE e si dovrebbero correttamente denominare MAN-MAE SUTEMI WAZA (oppure più brevemente MAE SUTEMI WAZA), con il significato di “tecniche di sacrificio direttamente in avantirispetto ad UKE.

Di conseguenza gli Yoko sutemi waza sono quindi tecniche di sacrificio laterali rispetto ad UKE, mentre da molti sono considerati come tecniche nelle quali tori “cade su di un fianco”

(si ricorda che Yoko tomoe è uno yoko sutemi, ma la caduta volontaria di Tori è nettamente sulla schiena). Evidentemente nel tempo, allo scopo di abbreviare la denominazione, si è commesso l’errore di sacrificare il prefisso MAE (in avanti), preferendo lasciare il prefisso MA (direttamente), alterando il senso della denominazione ed il suo chiaro riferimento ad Uke.

ULTERIORE SUDDIVISIONE DEGLI SQUILIBRI

ZENPHO NO KUZUSHI: squilibri in avanti (ZEN)

  1. MAN-MAE NO KUZUSHI
  2. MIGI MAE SUMI KUZUSHI
  3. HIDARI MAE SUMI KUZUSHI

 

KOHO NO KUZUSHI: squilibri all’indietro

  1. MA USHIRO NO KUZUSHI
  2. MIGI USHIRO SUMI KUZUSHI
  3. HIDARI USHIRO SUMI KUZUSHI

 

SOKUHO NO KUZUSHI: squilibri sul lato

  1. MIGI YOKO NO KUZUSHI
  2. HIDARI YOKO NO KUZUSHI

 

 28/02/2016

Bibliografia e videografia:

  • Judo for Women – E.J. Harrison – W. Foulsham & Co. LTD.
  • Kyuzo Mifune – The Essence of Judo (English subtitled) – video

Due eccellenti video sulla didattica dello tsuri komi goshi per i bambini durante un corso alla scuola estiva del Kodokan.

A parte le notevoli capacità di Tomoo (allievo di Kashiwazaki), è altrettanto notevole il livello di attenzione riservato dai bimbi alla spiegazione verbale. Oltre quattro minuti di ascolto attento e rispettoso.

Parte prima

Parte seconda

Come di consueto, una rappresentativa di ragazzi della Judo Kai Sakura, ha preso parte allo stage condotto quest’anno da Beppe Vismara. Stesso clima di “judo in amicizia” di sempre e specializzazione di due tecniche: Hane goshi e ude hishigi juji gatame. Per quanto riguarda i kata si è proseguito nello studio di Goshin Jutsu no kata.

Hanno partecipato allo stage Chiara Meucci, Fabiola Bucci, Alessio Fradeani, Jacopo Perrone, Alessio Giannandrea.

Renraku O uchi gari – O soto gari


O soto gari spiegato da Y. Yamashita p. 1


O soto gari spiegato da Y. Yamashita p. 2

Ieri sera,  con due amici che praticano Yoga e Aikido, ci siamo imbarcati in una riflessione sulla diversa finalità dell’insegnamento “all’Occidentale” rispetto a quello “tradizionale”. Con uno di loro in particolare, che è dirigente scolastico, è emerso un tema che merita qualche approfondimento: il ruolo del “maestro” nei due approcci pedagogici.

Per farla breve, da docente, mi sta un po stretto il metodo secondo il quale chi “capisce” va avanti, senza preoccuparsi degli altri, tipico dei percorsi intellettuali che portano – o dovrebbero portare – alla “illuminazione”. In questo contesto, certamente, ogni metodo è valido, dalla indiscutibilità della “parola” del maestro, al gesto tecnico solo eseguito (senza spiegazione) e “lanciato” nel dojo perché qualcuno lo raccolga. Ma se l’obiettivo è aiutare ciascuno a migliorare la propria condizione, allora questo sistema non funziona.

Preferisco un metodo che parli e aiuti a tutta la classe. Poco importa se dal dojo non usciranno eserciti di Buddha o di campioni internazionali. Già, perché in questo discorso non bisogna dimenticare il terzo cardine: quello dell’agonismo, in cui l’obiettivo dell’insegnante, o meglio del tecnico (e la differenza in termini semantici non è banale né irrilevante) è solo uno: la vittoria. Anche in questo caso la didattica cede il passo a un sistema di condizionamento fisico e mentale che non ha tempo per gli altri, ma solo per il (futuro) campione. E come l’insegnamento tradizionale, si tratta di una visione che tradisce il ji ta kyo ei.

Andrea Monti

L’ultimo corso per aspiranti allenatori di Judo, Ju Jitsu e Karate in Abruzzo è stato caratterizzato da una vivace discussione sulla difficoltà di far coesistere lo spirito tradizionale (il cui obiettivo è un percorso di realizzazione personale) con i metodi di allenamento occidentali, più orientati alla ricerca della prestazione sportiva di eccellenza).

Il tema è sicuramente complesso, perché la didattica tradizionale non è immediatamente “sovrapponibile” a quella occidentale. Il che può creare confusione sia nel tecnico, sia nell’atleta. Da un lato, è forse anacronistico “vivere” il Dojo come una sorta di tempio, ma dall’altro lato è probabilmente insensato trasformare il Judo in una “semplice” disciplina di combattimento sportivo.

Certo è che fino a quando questa schizofrenia permane, sarà difficile superare il contrasto.

Andrea Monti

 Le recenti modifiche al regolamento arbitrale – eliminazione dell’area rossa ed eliminazione dello shido sull’uscita dall’area di combattimento – probabilmente hanno dato il via ad una “evoluzione” in positivo verso un judo più tecnico e spettacolare, anche se in ultima analisi è un ritorno al judo tradizionale.

Sono alla ricerca, nel dojo e fuori, di persone interessate a realizzare un video didattico sugli errori da evitare nell’ insegnamento dei fondamentali.

Chi fosse interessato può contattarmi direttamente in palestra, o scrivermi tramite questo sito.