GENERALITA’ SUGLI STRANGOLAMENTI (SHIME WAZA)    

Gli strangolamenti vengono classificati in tre tipi:    

  • Strangolamenti respiratori o soffocamenti
  • Strangolamenti circolatori o “sanguigni”
  • Strangolamenti “nervosi” (meglio definirli “compressioni”)

Questo dal punto di vista della didattica perché, nella loro meccanica, gli strangolamenti sono sempre di tipo misto (N.B. che non è un 4° tipo di strangolamento!), per cui la definizione più corretta sarà:
1) prevalentemente respiratori; 2) prevalentemente circolatori (anche detti neuro-circolatori); 3) prevalentemente nervosi.   

Sarà bene definire, allora, lo strangolamento come:    

  • prevalentemente respiratorio” quando questo agisce mediante compressione diretta della laringe, privando uke della possibilità di respirare (meglio definito come “soffocamento”)
  • prevalentemente circolatorio” quando agisce mediante compressione indiretta dei grossi vasi del collo (arterie carotidi comuni, giugulari interne ed esterne). Lo strangolamento circolatorio può agire, sempre indirettamente, anche su strutture nervose: mediante variazioni della pressione sanguigna agisce, infatti, sul seno carotideo (che rileva variazioni della pressione). La semplice compressione non ha un effetto immediato sul glomo carotideo (che recepisce, invece, variazioni della concentrazione di anidride carbonica e ossigeno nel sangue, fenomeni più tardivi). Può inoltre agire anche per compressione indiretta del tronco vago-simpatico con manifestazione di effetti inibitori sul simpatico (conseguente vasodilatazione che provoca un rapido abbassamento della pressione arteriosa) e prevalenza di effetti vagali (stimolazione del riflesso cardio-inibitore che provoca bradicardia, ossia diminuzione della frequenza del battito cardiaco e infine shock).

L’azione meccanica sulle arterie carotidi e sul tronco vago-simpatico non è mai diretta, ma avviene attraverso la compressione dei muscoli sterno-cleido-mastoidei.    

  • prevalentemente nervoso” quando questo agisce mediante compressione di strutture nervose (il nervo vago, che appartiene al sistema parasimpatico, ed il tronco cervicale del simpatico). L’azione compressiva è sempre effettuata sui muscoli del collo.

In realtà questi due ultimi tipi di strangolamento si presentano sempre contemporaneamente e si denominano neuro-circolatori, data la situazione di contiguità tra le strutture vascolari e nervose. La compressione è sempre mediata dai muscoli del collo.    

Effetti degli strangolamenti:    

possiamo valutare gli effetti di uno strangolamento e capirne il suo meccanismo, semplicemente osservando il tempo che intercorre tra la sua applicazione ed il verificarsi dei suoi effetti (resa di uke o svenimento).    

  • Le compressioni nervose hanno gli effetti più rapidi su chi vi è sottoposto: la resa, in genere provocata dal dolore o dalla induzione di una tosse riflessa, è quasi immediata.
  • Gli strangolamenti circolatori sviluppano la loro efficacia provocando un’improvvisa diminuzione dell’apporto di sangue e quindi di ossigeno al cervello (ipossia cerebrale). La loro efficacia si svilupperà in un tempo intermedio, pur sempre valutabile in termini di secondi, 10”-12” o anche meno, quando lo strangolamento sia bene eseguito.
  • Gli strangolamenti respiratori, veri e propri soffocamenti, sviluppano la loro efficacia in un termine più lungo, determinato dalle capacità di apnea del soggetto strangolato. Pur sempre considerando che tali capacità andranno difficilmente a superare il limite di 15”- 20” secondi, perché siamo in situazioni di combattimento e quindi di stress, dove la necessità di ossigeno al cervello, agli altri organi interni ed ai muscoli è aumentata enormemente (non si commetta l’errore di paragonare l’apnea da strangolamento a quella di una tranquilla immersione!) Gli strangolamenti respiratori, comunque, difficilmente portano allo svenimento (soprattutto perché spesso non se ne conosce bene la meccanica da parte dell’esecutore). La resa è quasi sempre dovuta al dolore ed alla tosse per riflesso nervoso. Si può produrre svenimento per shock, quando l’azione di soffocamento sia protratta per un tempo che risulta inusuale in un combattimento di judo, soprattutto quando questo sia controllato da un arbitro o da un istruttore. L’insufficiente capacità respiratoria provoca una generalizzata ipossiemia.

Velocità nella manifestazione degli effetti di uno strangolamento:    

  • Nervosi      effetto rapido (la resa è quasi immediata per il dolore)
  • Circolatori effetto intermedio (ipossia cerebrale) 10”-12”
  • Respiratori effetto lento (tempo di apnea) 15”- 20”

Gli svenimenti riscontrabili in caso di strangolamento possono essere di due tipi:    

  1. svenimento di tipo convulsivo: il soggetto strangolato appare scosso da tremiti, le membra sono rigide come pure il tronco. Sono presenti contrazioni muscolari tonico-cloniche, simili a quelle di una crisi epilettica.
  2. svenimento di tipo flaccido: il corpo si abbandona, le membra sono flaccide; il soggetto strangolato pare immerso in un profondo sonno.

In entrambi i casi la risoluzione è sempre spontanea (normalmente si rinviene in 10”-15”) anche se alcune manovre possono accelerare il risveglio: schiaffi sul volto, manovre respiratorie che si effettuano comprimendo il torace dal basso verso l’alto, stimoli acustici, possono accelerare il risveglio nel caso di svenimento di tipo flaccido.    

Le stesse manovre sono da evitare nello svenimento di tipo convulsivo, dove è sufficiente controllare il soggetto, messo in posizione prona di sicurezza,  fino al suo risveglio (monitoraggio del respiro e del battito cardiaco), che deve avvenire sempre entro 10”/15”   (N.B. 10/15 secondi).    

E’ sempre consigliabile sollevare le gambe di un soggetto svenuto per strangolamento, slacciargli la cintura della giacca ed il laccio dei pantaloni e monitorarne il polso (alla carotide) ed il respiro.    

Alcuni consigli utili per non provocare danni:    

Nell’effettuare uno strangolamento, soprattutto circolatorio, si dovrà fare attenzione a concludere l’azione con decisione ma lentamente. Alla resa del compagno, lo strangolamento dovrà essere lasciato sempre gradualmente, per evitare che un improvviso aumento del flusso ematico, e quindi della pressione nei vasi momentaneamente occlusi, provochi esso stesso lo svenimento per stimolazione dei seni carotidei (barocettori, ossia recettori delle variazioni di pressione) che vanno a stimolare il centro bulbare cardio-inibitore (nucleo dorsale del nervo vago). Ne consegue una bradicardia riflessa, che può portare allo svenimento.    

Naturalmente anche gli strangolamenti respiratori e quelli nervosi andranno eseguiti con attenzione e con calma, per evitare il possibile danneggiamento delle strutture interessate dalla compressione.    

Il gruppo sankaku jime ovvero degli strangolamenti a triangolo, viene realizzato con l’uso delle gambe, molto più forti delle braccia e molto meno sensibili. E’ perciò indispensabile effettuare tali strangolamenti incastrando sempre, insieme al collo, anche un braccio di uke.  E’, infatti, vietato dal regolamento del judo, ma anche dal buon senso, effettuare sankaku jime catturando il solo collo.    

Nell’eseguire hadaka jime, in cui si agisce con le braccia direttamente sul collo, non si deve mai forzare lo stesso né in estensione, né in rotazione.    

Do jime (compressione del tronco eseguito con le gambe agganciate tra loro) è proibito dal regolamento poiché, se male eseguito, può provocare seri danni alle coste ed agli organi interni.    

E’ bene tenere presenti queste indicazioni anche (e soprattutto) quando si esegue il randori, sia di judo che di ju jutsu, dal momento che non c’è un arbitro che sorveglia!    

Considerazioni personali sugli shime waza:    

  • Sono strangolamenti prevalentemente circolatori tutti quelli che prevedono l’applicazione di uno o di entrambi i baveri a comprimere i due lati del collo (okuri eri jime / katate jime / nami juji jime / gyaku juji jime / kata juji jime / kuzure juji jime / koshi jime ed altre forme okuri eri jime – simili / tsukkomi jime / kata jime / ohten jime / jigoku jime / ashi gatame – jime). Alcuni di questi strangolamenti, tuttavia, possono essere eseguiti comprimendo anche o soprattutto il laringe, provocando soffocamento (la forma asimmetrica di kata juji jime; i vari katate jime; tsukkomi jime; kuzure juji jime). Sono inoltre strangolamenti circolatori anche quelli portati con le gambe, nelle forme omote sankaku; yoko sankaku;
  • Sono strangolamenti prevalentemente respiratori quelli che prevedono l’applicazione del braccio o della gamba “a nudo” sul laringe (kata juji jime nella sua forma asimmetrica; hadaka jime; sode guruma jime; ura sankaku jime). Il loro meccanismo di azione, quando eseguiti da un esperto, tende a far chiudere la glottide mediante un leggero sollevamento e impedisce la respirazione, piuttosto che comprimere il laringe per provocare dolore. Lo schiacciamento del laringe è un evento improponibile come meccanismo di strangolamento, non deve essere eseguito perchè doloroso e possibile causa di lesioni.
  • Strangolamento prevalentemente nervoso vede, come unico rappresentante, ryote jime (forse anche una forma di tsukkomi jime).

Esempio di strangolamento sicuramente misto, circolatorio-respiratorio insieme, è il kata-ha jime, anche se includerei nei sicuramente misti tutti i katate jime (strangolamenti eseguiti con una sola mano, e quindi con un solo bavero, che comprimono tramite il bordo ulnare dell’avambraccio), dal momento che agiscono sia sui vasi del collo che sulla laringe.    

Classificazione degli shime waza – (N.B. classificazione assolutamente personale e rivedibile)    

Il Kodokan di Tokyo fornisce un semplice elenco degli strangolamenti, essendo la loro classificazione una questione assai difficile a causa della nomenclatura loro assegnata nel tempo.    

Alcuni nomi sono descrittivi di un’azione o di una posizione, altri nomi descrivono invece un principio, altri ancora sono nomi di fantasia, molti i nomi informali attribuiti da qualche scuola nipponica o a volte anche europea! Qui ci limiteremo a formare dei raggruppamenti “possibili” in base alla meccanica dello strangolamento stesso ed agli arti impegnati, ma una classificazione reale è difficile, tanto che i giapponesi non ci hanno neppure provato.    

Abbiamo classificato 21 strangolamenti, ma esistono numerosissime forme varianti, che però non si possono denominare “kuzure”, ad eccezione del kuzure juji jime (perché così denominato nel metodo Kawaishi). Sarebbe più corretto parlare, in questi casi, di “henka waza” (tecniche varianti).    

  • Gruppo Juji jime:   strangolamenti eseguiti dal davanti, con le prese incrociate, avvicinando i due baveri o anche uno solo (in questo caso si denominano propriamente “katate jime”). La mano dx afferra il bavero dx, la mano sn il bavero sn, con prese incrociate.
  1. kata juji jime:       ha due possibilità di esecuzione (circolatorio o respiratorio)
  2. gyaku juji jime:   una sola possibilità di esecuzione (circolatorio)
  3. nami juji jime:     ha due possibilità di esecuzione (circolatorio o respiratorio)
  4. katate jime:          è una forma variante di kata juji jime, con una sola presa (si può realizzare come renraku di kuzure kami shiho gatame)
  5. ohten jime:          è una forma juji-jime, se eseguita con una sola mano che passa davanti al collo di uke e prende il bavero incrociando
  • Gruppo okuri eri jime:   strangolamenti eseguiti da dietrosenza incrociare le prese, avvicinando uno o due baveri (“accompagnando i baveri”)
  1. okuri eri jime
  2. kata-ha jime
  3. ashi gatame jime (ashi jime):  ha diverse forme varianti
  4. koshi jime     (variante di okuri eri jime)
  5. jigoku jime   se eseguito prendendo un bavero senza incrociare
  6. kata jime       strangolamento con la spalla (metodo Kawaishi)
  • strangolamenti eseguiti a due baveri senza incrociare le prese
  1. kuzure juji jime:  (altra denominazione impropria: morote jime)
  2. ryote jime:  (altra denominazione impropria: morote jime)
  3. tsukkomi jime:  (opp. tsuki-komi-jime)

  • strangolamenti “a mani nude“:  applicando il bordo radiale o quello ulnare direttamente sul laringe
  1. hadaka jime
  2. sode guruma jime (altre denominazioni improprie: kakkae jime; kami shiho jime)
  • strangolamenti effettuati con le gambe a triangolo sul collo
  1. omote sankaku jime
  2. ura sankaku jime (ushiro sankaku)
  3. yoko sankaku jime (due diverse posizioni “kei” delle gambe)
  4. gyaku sankaku (è una forma variante di ura sankaku)
  • strangolamenti al torace
  1. do jime:  compressione delle coste effettuata con le gambe (proibito)

Per una più chiara comprensione, si ricorda che non tutti gli strangolamenti che agiscono per mezzo di un solo bavero si possono denominare, solo per comodità, “katate jime” in quanto si effettuano con una sola mano. Per uniformarli ad una tecnica base, si deve osservare la posizione della mano ed assimilarli alla tecnica che più gli si avvicina (es. koshi jime e kata jime non sono forme katate jime ma veri e propri okuri eri jime, in quanto agiscono con il bordo radiale dell’avambraccio (lato del pollice) .    

Le forme katate jime propriamente dette, si effettuano con una sola mano, ma agiscono mediante pressione del bordo ulnare dell’avambraccio (lato del mignolo) sul laringe. Da questo punto di vista, le forme katate sembrerebbero assomigliare di più alla forma classica di kata juji jime. I giapponesi, nel tentativo di semplificare il tutto, non riconoscono i katate jime come gruppo a sé stante, ma li assimilano tutti agli okuri eri jime generando, al contrario, ulteriore confusione.    

Lo scrivente, infine, manifesta i suoi dubbi sull’oggettiva utilità di una classificazione sia degli shime waza che dei kwansetsu waza, rispetto invece all’utilità del loro studio, che deve essere il più accurato possibile. Sperando di aver fatto cosa utile, ha affrontato la compilazione di questo articolo solo nel tentativo di fare chiarezza sui lavori già da altri pubblicati sull’argomento.    

Cenni di anatomia e di fisiologia:    

Il nervo vago appartiene al 10° paio di nervi cranici (sistema parasimpatico), che sono nervi misti (motori e sensitivi) sia somatici che viscerali, ed arrivano nel collo passando ai lati della faringe, per decorrere dorsalmente all’esofago affiancati dalle arterie carotidi comuni e dal tronco cervicale del simpatico. Nel suo percorso, il vago innerva strutture cervicali (faringe, laringe ed esofago), la maggior parte dei visceri toracici, tra cui il cuore, per innervare infine i visceri addominali.    

Si ricorda che la stimolazione del nervo vago determina una rapida diminuzione dell’attività cardiaca, che si evidenzia attraverso una diminuzione della frequenza (bradicardia), diminuzione della forza di contrazione ed un rallentamento della velocità di propagazione dell’eccitamento cardiaco nel tessuto di conduzione. Tale stimolazione, quando molto intensa o protratta a lungo, può portare anche all’arresto del cuore. L’allenamento in generale, ma in particolare quello di tipo aerobico, e soprattutto caratteristiche individuali, fanno sì che il tono vagale sia aumentato negli atleti ben allenati, che si definiscono per questo “vago-tonici”, presentano marcata bradicardia ed inoltre una tendenza alla bassa pressione, ma questo è soprattutto dovuto all’aumento della capillarizzazione delle grosse masse muscolari, connessa all’allenamento aerobico, che tende a diminuire la resistenza periferica al flusso ematico.    

La struttura anatomica del collo, rende possibili pressioni dirette solamente sul laringe e sulle vene giugulari. La trachea è un organo che interessa il collo solo per un brevissimo tratto, quello distale o ingresso del torace, pertanto non può essere soggetta a compressione.    

La chiusura delle carotidi comuni è determinata dalla compressione dei muscoli sterno-cleido-mastoidei, e così pure le pressioni sul tronco vago-simpatico. Il meccanismo con cui viene reso possibile lo svenimento, nello strangolamento di tipo circolatorio, non è ancora del tutto chiarito. E’ convinzione dello scrivente, che tale perdita di coscienza sia per lo più riferibile alla stimolazione dei seni carotidei – sindrome del seno carotideo – in quanto è possibile provocare svenimento anche con la compressione di una sola carotide (forme katate jime che, pur comprimendo anche il laringe, provocano svenimento per azione sul sistema circolatorio), e quindi il sangue può liberamente irrorare l’encefalo data la pervietà della carotide contro-laterale. Si deve inoltre aggiungere che la chiusura completa di entrambe le carotidi, pur rappresentando un grave evento patologico, è possibile ed è compatibile con la sopravvivenza data l’esistenza di ulteriori vasi che afferiscono al cervello per canali e vie differenti (aa. vertebrali). Resta comunque da considerare che queste occlusioni patologiche non avvengono mai in maniera acuta, ma per un processo che si protrae cronicamente anche nell’arco di alcuni mesi e avviene su vasi già stenotici da anni, mentre la compressione da strangolamento rappresenta un evento “acuto” per l’individuo, ossia un fatto di rapida insorgenza che destabilizza una situazione di precedente equilibrio. Lo scrivente nutre, infine, dubbi sul fatto che sia possibile chiudere completamente le carotidi, semplicemente mediante pressione sui mm. sterno cleido mastoidei, dal momento che tali arterie non sono direttamente raggiungibili mediante il meccanismo degli strangolamenti precedentemente considerati.    

Recenti studi accreditano molto di più, come causa di svenimento, la chiusura delle vene giugulari piuttosto che quella delle arterie carotidee comuni. La chiusura delle vene giugulari è molto più immediata di quella delle arterie carotidi e determina rapidamente un ingorgo ematico a monte, ossia nell’encefalo, con il rapido instaurarsi dapprima di una ipertensione endocranica (causa primaria di lipotimia o svenimento) e successivamente di stravaso nei tessuti con rapida comparsa di edema cerebrale. Si rammenta inoltre, che il circolo venoso encefalico è deputato al riassorbimento ed al drenaggio del liquor cefalo-rachidiano. Essendo questo meccanismo momentaneamente insufficiente, la pressione interna del liquor potrebbe aumentare rapidamente causando lo svenimento.                                                                                            Alfredo Trinchese

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